torchio a mano sistema Stanhope, Dell'Orto, Augusto; Stanhope, Charles;  (XIX)

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xsd:string torchio a mano sistema Stanhope, Dell'Orto, Augusto; Stanhope, Charles;  (XIX) 
xsd:string Dell'Orto, Augusto 
xsd:string Stanhope, Charles 
xsd:string 1875 ca. - 1880 ca. 
xsd:string proprietà privata 
xsd:string torchio 
xsd:string bibliografia di confronto: Dalmazzo G., La tipografia, Torino, Libreria Editrice Internazionale, 1914 
xsd:string bibliografia di confronto: Steiberg S.H., Cinque secoli di stampa, Torino, Einaudi, 1982 
xsd:string bibliografia di confronto: Gianni E., Conoscere la stampa, Milano, Poligono, 1953 
xsd:string bibliografia specifica: Museoscienza, Museoscienza, Milano, 1978 
xsd:string bibliografia specifica: Curti O., Dal torchio di stampa alla prima "macchina tipografica", in Museoscienza : periodico del museo nazionale della scienza e della tecnica "Leonardo da Vinci", Milano, Museo Nazionale della Scienza e della Tecnica, 1969, n. 1, pp. 27-35 
xsd:string I torchi in legno non subirono nella loro storia molti miglioramenti e il problema della capacità di pressione limitata di una vite in legno che non permetteva di effettuare stampe di grandi dimensioni ma al massimo di mezza forma, venne superato solo agli inizi del XIX secolo grazie ai primi torchi in ghisa. Dopo i primi tentativi del fonditore tipografico Wilhelm Haas di Basilea di costruire un torchio in ghisa con il meccanismo a sfere volanti della pressa mutuato dalle zecche , fu Lord Charles Stanhope insieme al meccanico Robert Walker, a realizzare il primo torchio in ghisa (sistema Stanhope) a Londra, ai primi dell'800. La caratteristica più importante del torchio Stanhope risiede nel sistema di leve multiple tra barra e vite. Questa sistema di leve moltiplicava la pressione esercitata e la trasmetteva ad una platina più grande che consentiva la stampa di una forma intera con un unico tiro di leva. Altra caratteristica interessante la presenza del contrappeso che aiutava ad alzare la platina e a tenerla alzata. Successivamente, dal 1806, l'aspetto di questi torchi mutò verso forme più arrotondate e una struttura rinforzata. Nel 1840 Amos Dell'Orto fu il primo a produrre un torchio Stanhope in Italia, a Monza. Alla morte di Amos Dell'orto nel 1874, il figlio di suo fratello Ferdinando, Augusto Dell'Orto, ritirò tutte le macchine presenti del magazzino dello zio. Quando nel 1878 il francese Azaulet introdusse, alla Mostra Internazionale, la moda di verniciare di verde le macchine, Augusto verniciò quelle trovate nel magazzino dello zio. 
xsd:string Torchio in ghisa dalle forme arrotondate, verniciato di verde con piedi di appoggio a forma di zampe di leone e con decorazioni floreali. Al centro, su una coppia di binari, è posizionato un porta forma rettangolare nel quale si inserivano le matrici con i caratteri da stampa. Sopra al porta forma si ha la platina collegata mediante un sistema di leve multiple alla barra e alla vite. Un a leva permette il movimento della platina e un contrappeso a forma di zucca alza e mantiene alzata la platina. Il porta forma può scorrere lungo i binari, agendo su una manovella collegata ad un cilindro attorno al quale sono avvolte due corde che trascinano la forma. 
xsd:string IGB-7618 
xsd:string stampa 
xsd:string tipografia 
xsd:string Stanhope 

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